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Prendendo spunto dai risultati delle indagini della commissione d'inchiesta condotte nell'ambito del crack della società Equitable Life, il Parlamento formula delle raccomandazioni riguardo alla vigilanza prudenziale, alla cooperazione tra le autorità di regolamentazione e alle loro responsabilità. Se la protezione e l'informazione dei consumatori deve essere la priorità, i deputati chiedono anche maggiore attenzione alla qualità delle norme e ai meccanismi per attuarle. Al termine di 15 mesi d'indagini, Diana Wallis (Alde/Adle) presenterà la relazione finale della commissione temporanea d'inchiesta sulla crisi finanziaria della Equitable Life Assurance Society che ha colpito finanziariamente e psicologicamente piú di un milione e mezzo di cittadini, per lo piú pensionati e risparmiatori in maggioranza britannici, ma anche irlandesi e tedeschi. La perdita di valore delle polizze è stata stimata a circa 4 miliardi di sterline. In tale contesto - con 602 voti favorevoli, 13 contrarie 64 astensioni - il Parlamento ha adottato una raccomandazione che invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a dare seguito alle conclusioni cui è giunta la commissione d'inchiesta. Conclusioni che, a prescindere dal caso specifico di Equitable Life, valgono per tutta l'Unione europea in quanto riguardano anche le norme di regolamentazione e vigilanza prudenziale e la cooperazione tra le autorità di regolamentazione e la loro responsabilità. Ponendo al centro della questione la protezione e l'informazione dei consumatori, anche attraverso la partecipazione a ricorsi collettivi (class action), è inoltre chiesta maggiore attenzione alla qualità della legislazione e ai meccanismi per attuarla in modo uniforme in tutta l'UE. Piú in particolare, i deputati chiedono formalmente l'ulteriore rafforzamento delle norme di regolamentazione e vigilanza prudenziale in tutta l'Unione, «ivi incluso l'obbligo di costituire riserve per passività quali le partecipazioni agli utili, inclusi i terminal bonus e le prestazioni garantite». La normativa sui servizi finanziari dovrebbe inoltre prevedere dei sistemi di allerta precoce in grado di segnalare efficacemente eventuali problemi derivanti dalla vigilanza o regolamentazione di società di servizi finanziari, in particolare nel caso di operazioni finanziarie transfrontaliere. I deputati sostengono un approccio basato sui principi e sulla valutazione dei rischi ai fini del calcolo dei requisiti prudenziali, «che imponga alle imprese di detenere riserve di capitale che riflettano il loro particolare profilo anziché rispondere a criteri universalistici». Inoltre, raccomandano vivamente di proseguire nella messa a punto di meccanismi «piú sofisticati» in grado di garantire una cooperazione esemplare tra le autorità nazionali di regolamentazione e chiedono «una profonda revisione» del Protocollo di Siena sui compiti di vigilanza nell'ambito delle attività transfrontaliere, che sia incentrata sulla tutela degli assicurati e sull'esame dei reclami transfrontalieri. Il Parlamento chiede inoltre che la legislazione comunitaria sottolinei la responsabilità collettiva delle autorità nazionali di regolamentazione nell'assicurare le piú elevate norme di tutela del consumatore e nel garantire il funzionamento ottimale del mercato interno europeo dei servizi finanziari. Pur riconoscendo che la Commissione europea non puó ricoprire il ruolo di "Superautorità di regolamentazione", raccomanda vivamente che questa esamini regolarmente e attentamente se tutti gli Stati membri hanno dotato le loro autorità di regolamentazione di poteri adeguati ed equivalenti nonché di mezzi e risorse sufficienti e costanti nel tempo per applicare pienamente e coerentemente la legislazione comunitaria in materia di vigilanza finanziaria.
È inoltre chiesto con insistenza che la normativa sui servizi finanziari attribuisca la debita priorità al tema della protezione dei consumatori e degli investitori, assicurando nel contempo un ambiente dinamico e competitivo per gli operatori di servizi finanziari che riduca al minimo gli adempimenti burocratici e non soffochi la flessibilità commerciale e l'innovazione. Al riguardo, il Parlamento ritiene che la legislazione sui servizi finanziari debba porre l'accento su una regolamentazione basata su principi e sulla valutazione dei rischi. Inoltre, «poiché gli investimenti nei prodotti pensionistici saranno chiamati a svolgere un ruolo sempre piú importante nell'economia europea visto lo squilibrio demografico e l'invecchiamento della popolazione», la relazione finale sottolinea la necessità di promuovere la fiducia dei consumatori in tali prodotti, «garantendo loro i piú elevati standard di informazione, di sicurezza e di protezione degli investitori in tutto il mercato interno». Il Parlamento ritiene poi che gli obblighi di informazione previsti dalla Terza direttiva Vita vadano estesi e precisati per assicurare un elevato livello di protezione del consumatore, armonizzato in tutta l'Unione europea. Le informazioni, da comunicare al consumatore in modo chiaro ed esauriente, «devono precisare a quale autorità il consumatore deve rivolgersi per reclami e fornire esempi concreti». I deputati esortano poi gli Stati membri ad assicurare che, all'interno dei loro rispettivi territori, sussistano adeguati meccanismi di composizione alternativa delle controversie (ADR) che coprano l'intero ambito dei servizi finanziari, allo scopo di eliminare le restanti lacune geografiche all'interno del sistema FIN-NET. Considerano anche necessario conferire maggiori poteri ai consumatori per far sí che essi instaurino un rapporto piú equilibrato con le società di servizi finanziari transfrontalieri, e per garantire in tal modo il principio "no mobility without liability" (niente mobilità senza responsabilità). Occorre inoltre garantire ai consumatori di servizi finanziari il diritto, sancito dalla legislazione UE, di condividere le risorse e di ricorrere collettivamente in giudizio contro gli operatori o le autorità di sorveglianza degli Stati membri.
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